Santo Martire

Santo Martire
La guglia è posizionata in prossimità della terrazza centrale verso la facciata, nel lato nord. In cima c’è una statua di un Santo con la mano destra al petto. Di aspetto giovanile è rappresentato con i capelli corti e riccioli. Abbigliato con una tunica che copre la spalla destra e gli cinge la vita. Con la mano sinistra regge parte del panneggio e tiene tra le mani la palma del martirio, la sua simbologia è antica. La palma, vegetazione tipica orientale ove maggiormente si trova, è intesa dal Cristianesimo come simbolo del martirio in quanto si credeva che generando i frutti questa pianta morisse, sacrificandosi dunque. Il simbolo del sacrificio per la nascita dei nuovi frutti va interpretato come una vittoria della rinascita e dunque come immortalità. Durante la domenica detta appunto delle Palme viene richiamato l’episodio dell’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme che è dunque prefigurazione della Resurrezione dopo la morte. Ugualmente, la palma ha lo stesso valore di simbolo della resurrezione per i santi che la possiedono come attributo, connotandosi quindi come dei martiri. La statua cronologicamente collocabile nella prima metà XIX secolo presenta le caratteristiche plastiche ancora neoclassiche dei corpi anatomicamente proporzionati e accademicamente curati. La posa connota infatti la grande tranquillità del gesto. Ispirato evidentemente ad un modello classico, il tentativo di perfezione delle forme ispira la spiritualità interiore. Il desiderio di rinnovamento etico dell’arte neoclassica portò infatti a scoprire nell’arte dell’antichità classica greco-romana, modelli di austerità e razionalità. Di questo rinnovamento profondo della scultura il massimo esponente italiano fu Antonio Canova che recuperò il concetto di bellezza ideale impressa nel marmo.