San Mario

San Mario
Il nome Mario, piuttosto diffuso nella cultura latina, è anche il nome di diversi santi, oltre ad essere particolarmente legato al culto della Vergine, il culto “mariano” per l’appunto. Nel Martirologio Romano vengono identificati tre santi con questo nome. Il primo è il Mario al quale più di tutti potrebbe essere stata dedicata la statua sulla Guglia G20. Era un nobile di origine persiana, che giunse a Roma nel 270 insieme alla moglie Marta e ai due figli Audiface e Abaco per venerare i sepolcri dei martiri. Scoperti mentre davano degna sepoltura ai cadaveri, furono interrogati ma si rifiutarono di abiurare e di sacrificare agli idoli e furono dunque condannati a morte. L’iconologia ricorda anche San Mario eremita di Alvernia, il discepolo di Pietro e Paolo mandato ad Alvernia a predicare e diffondere il Vangelo. Infine Mario di Avenches o Mario di Losanna è stato un vescovo, storico e santo franco, vescovo di Avenches e noto soprattutto per la sua Chronica. Di lui si sa che proveniva da una ricca famiglia di cultura gallo-romana e divenne vescovo di Avenches nel 574, assumendo i compiti secolari della diocesi. Probabilmente poco dopo il 590, trasferì la sede episcopale a Losanna. Dopo la sua morte, fu venerato infatti come santo a Losanna. Chiunque tra questi tre santi sia stato raffigurato in questa statua, viene presentato come un guerriero che silenziosamente protegge la Cattedrale insieme a tutta la nutrita schiera di santi e beati che ruotano attorno alla statua della Vergine. Questa guglia di fattura ottocentesca è posizionata in corrispondenza della terrazza centrale verso il lato sud. Sulla cima, San Mario è stato rappresentato con un abbigliamento da guerriero romano. Veste una tunica tenuta ferma da una fibula sulla spalla destra e porta un elmo da soldato imperiale con cimiero piumato. Lo sguardo dritto e fermo conferisce alla rappresentazione la fierezza del portamento militare. La statua di San Mario è stata eseguita dallo scultore Pompeo Marchesi, attivo nel cantiere del Duomo nella prima metà dell’Ottocento anche per la realizzazione di altre cime di guglia.