S. Primo

S. Primo
Se il san Primo della Guglia 86 era un martire romano, questo giovane dalle sembianze classicheggianti, con un bastone in mano ma che, data la prestanza e la posizione, poteva un tempo essere una lancia, potrebbe essere il santo che, assieme all’amico martire Donato, morì in Mauritania, regione dell’Africa settentrionale sotto il dominio romano.
Sotto l’imperatore Giuliano, detto l’Apostata (361 – 363), il paganesimo ritorna religione di stato e il cristianesimo è considerato illegale. Ma non sarà questa nuova tendenze a colpire i due martiri. A quel tempo la chiesa si era scissa tra Cattolici e Donatisti: questi ultimi erano una confessione africana nata nel 311 per volontà di Donato di Case Nere. I Donatisti affermavano che i sacramenti officiati dai vescovi che, durante le persecuzioni avevano abiurato la fede cristiana per aver salva la vita, non fossero da considerare validi. Ciò creava un problema fondamentale: i sacramenti, stando così le cose, non erano santi di per sé ma dipendevano dalla dignità di chi li amministrava. Fiero oppositore dei Donatisti fu sant’Agostino, che riuscì ad ottenere dal concilio di Cartagine del 411 la condanna della dottrina scismatica, che sparì di lì a breve. Primo e Donato erano due diaconi cattolici di Mauritania, quando dei seguaci donatisti invasero il castello di Lemellefense e attaccarono la chiesa cattolica della cittadella. I due si lanciarono in difesa dell’altare, ma furono uccisi sotto i colpi delle pietre. Questo Primo, allora, potrebbe essere il difensore della fede cattolica in un periodo di forti contrasti interni per l’impero romano, e di grandi pressioni dall’esterno per via di nuovi popoli. E’ posto sul camminamento Nord, ritto e fiero, guardiano di chi ha la forza di credere e di resistere.