S. Gervaso

S. Gervaso
Le fonti presentano San Gervasio e San Protasio come gemelli figli dei Santi Vitale e Valeria, vissuti sotto l'imperatore Nerone. Alla morte dei genitori vendettero tutti i beni di famiglia per distribuirne il ricavato ai poveri e si ritirarono a vita meditativa. Dopo dieci anni vennero scoperti e denunciati alle autorità che li catturarono e li portarono davanti ad Astasio, legionario dell'esercito imperiale di passaggio a Milano per la guerra contro i Marcomanni, perché offrissero sacrificio agli dei. Poiché si rifiutarono diverse volte in modo categorico, furono condannati a morte. Gervasio morì sotto i colpi di flagello, mentre Protasio, che sopravvisse alle percosse, venne decapitato. Alcune fonti dicono che san Filippo, insieme con suo figlio, recuperò i corpi dei martiri dall'esposizione delle fiere per nasconderli chiusi in un sarcofago di pietra all'interno della sua dimora. Qui rimasero fino al 7 giugno 386, anno in cui vennero rinvenuti da sant'Ambrogio nella zona di Porta Vercellina. Secondo gli scritti di sant'Agostino (397-401) e di san Paolino di Milano (422), sant'Ambrogio ebbe una rivelazione direttamente da Dio, che indirizzò gli scavi proprio accanto alla chiesa dei Santi Nabore e Felice, dove effettivamente furono trovate le spoglie. I corpi furono traslati il 18 giugno dello stesso anno nella Basilica Fausta per una veglia di preghiere e il giorno seguente nell'appena terminata Basilica di S. Ambrogio, che fu consacrata con la deposizione di queste reliquie. La traslazione segnò un'importante svolta nel mondo Occidentale, che si avvicinò a quello Orientale nel culto delle reliquie dei santi.  Ricorrenza: la festa dei martiri si celebra il 19 giugno in commemorazione della loro traslazione solenne. La liturgia ambrosiana li ricorda anche il 14 maggio, giorno della reposizione dei santi Gervasio e Protasio, insieme a sant'Ambrogio, nella nuova urna del 1874, eseguita dopo la ricognizione dei corpi dell'8 agosto 1871 a opera dell'arcivescovo Luigi Nazari di Calabiana.