S. Emiliano l’Irlandese

S. Emiliano l’Irlandese
Questo sant’Emilio, più anziano di quello della Guglia 56, non ha alcun attributo, ma è rappresentato con la sola barba. Se non fosse il santo sardo o il vescovo beneventano a cui si fa riferimento nella Guglia 56, esso potrebbe essere associato ad un vescovo irlandese di nome Emiliano – variante di Emilio - che, tra il 730 e il 740, fece un viaggio a Roma per visitare le tombe degli Apostoli. Sulla via del ritorno si ammalò e morì a Faenza, dove fu sepolto, prima del 740, anno in cui i Longobardi presero la città e distrussero il sepolcro del santo. Sant’Emiliano, l’irlandese, è rappresentato con la barba e il bastone pastorale e le fonti storiche sono così scarne, che molti dubitano della sua reale esistenza. Poco importa: seppur non fosse esistito, Emiliano rappresenta le migliaia di monaci irlandesi che viaggiarono per l’Europa e l’Italia, mentre infuriavano gli scontri tra Longobardi e Bizantini. Molte comunità provenienti dalla Scocia, il nome latino che si dava alle terre di lingua celtica, raggiunsero il continente tra il VI e l’XI secolo, per pellegrinaggio o per predicare presso i popoli germanici. Intorno a Ravenna fondarono il monastero di S. Pietro degli Scotti, la diaconia di S. Maria degli Scotti, il culto di S. Manglorio a Bertinoro. E non solo: la presenza irlandese fondò importanti centri monastici in tutta Europa, come San Gallo in Svizzera o Bobbio in Emilia, quest’ultimo ad opera di san Colombano, uno dei più noti monaci irlandesi. I celti non facevano altro che ritornare nelle loro terre d’origine. Prima che l’immensa macchina da guerra di Roma si mettesse in moto, i popoli celtici abitavano lungo il Reno e il Danubio, guardavano l’Atlantico dalla Bretagna, La Manica dalla Normandia e si riunivano, assieme a tutte le popolazioni celtiche, presso l’Altare delle Tre Gallie, a Lione, per onorare Oestara, la dea celtica della primavera, quando luce e notte sono di pari durata e la forze maschili e femminili sono bilanciate. Popolarono la Spagna e il Portogallo, lasciando nei nomi delle città, come Braga, l’origine celtica della loro presenza: “brig” = fortezza. Ora che il mondo cambiava, che l’impero era caduto e nuove potenze si contendevano l’Europa, tornavano per visitare quella Roma che aveva provato ad assoggettarli, senza mai riuscirvi del tutto.