S. Dioclezio

S. Dioclezio
San Dioclezio, assieme ad altri compagni cristiani, tra cui Antimo, si trovava prigioniero nella provincia romana d’Asia al tempo in cui l’imperatore Diocleziano aveva diviso l’impero in due e aveva promosso una persecuzione ai danni dei cristiani. Era proconsole della provincia un tale Faltonio Piniano, un nobile marchigiano che si trovava a gestire una regione difficile e tumultuosa. Si racconta che questo Piniano cadde gravemente malato e la moglie, fallite le cure mediche, si fosse rivolta ai cristiani tenuti prigionieri per chiedere consiglio. Antimo, il sacerdote di questa comunità, le disse che suo marito sarebbe guarito solo se si fosse convertito. E così fu. Come riconoscenza, il proconsole s’impegnò a liberare quanti più cristiani poteva presenti nella regione, nascondendoli nei suoi possedimenti. Tra questi c’era Dioclezio, che assieme a Sisinnio e Fiorenzo ottenne un terreno a Osimo. Ma la loro pace durò poco: i tre furono lapidati dalla folla inferocita perché non vollero sacrificare alle divinità pagane. Il nome di Dioclezio viene citato anche nel Martirologio Gerominiano: sulla sua tomba nacque il monastero di S. Fiorenzo e le spoglie dei tre furono definitivamente traslate nella cattedrale di Osimo nel 1437. E’ accertato che la statua in questione raffiguri San Dioclezio, come riporta anche l’incisione del nome sul basamento. Nonostante questo, si sa ancora poco sulla data di esecuzione dell’originale e sull’autore che l’ha eseguita. La figura presente oggi sulla Guglia è infatti una riproduzione datata 1953. Seppur limitata nel movimento, la statua appare sinuosa, le mani ferme, tese e legate da un laccio si contrappongono alla veste del santo, animata da ampie pieghe che ne aumentano il volume e il movimento. Il viso, scolpito magistralmente, ha lineamenti regolari ed è incorniciato da barba e capelli folti.