S. Claudio

S. Claudio
Considerato il grande numero di santi che va sotto il nome di Claudio, è difficile individuare quale di questi sia questo giovane dai capelli lunghi, cinto in un mantello, con gli schinieri da soldato e un gesto della mano, come se parlasse alle persone che, tra la Galleria Vittorio Emanuele e la Piazza del Duomo, ogni giorno passano frettolosamente. Claudio è un nome romano, e dunque la maggior parte di questi martiri sono stati di origine romana. Se i gambali militari di questa statua sono un indizio, tre sono i Claudio che hanno servito nell’esercito romano. Il primo Claudio, assieme a Luperco e Vittorico, era un legionario di Lèon in Castiglia, arruolato nella Legio VII Gemina, a metà III secolo. La Legio VII era una legione molto antica: era stata fondata nel 68 d.C. da Galba, uno dei quattro pretendenti al trono imperiale che per un anno intero si fecero la guerra; un anno che lo storico Tacito ricorda come unus et longus. Da quella data in poi, la legione servirà l’impero in Spagna fino al IV secolo. Claudio e i suoi amici, convertiti cristiani, saranno martirizzati sotto il preside Diogeniano. Altro Claudio era un tribuno dell’esercito che, mentre interrogava alcuni cristiani, si convertì assieme alla moglie Ilaria e ai figli Giasone e Mauro, e con lui si convertirono tra i sessantadue e i settanta due soldati, a seconda delle fonti. L’imperatore Numeriano (283 – 284), venuto a sapere del tradimento del suo ufficiale, lo fece lanciare in mare con una pietra al collo. Questo tipo di morte è spesso un espediente dei agiografi quando non è noto il luogo della sepoltura. Il resto della famiglia fu ucciso e i loro sepolcri si trovavano sulla via Salaria fino al VII secolo. Di Claudio, invece, si ha notizia solo in questa fonte, il Martirologio di Adone, e a differenza della moglie e dei figli, non compare in altre passiones. Ultimo Claudio soldato è un legionario di Antiochia, in Asia, che presta servizio, anch’egli, sotto l’imperatore Numeriano: a questo imperatore, infatti, è dedicato un vero e proprio ciclo di martiri, cosa che appare storicamente dubbia, visto che l’imperatore fu in carica per poco più di un anno. Questo Claudio, nonostante le sue valide imprese contro gli Armeni, fu scoperto cristiano ed esiliato in Egitto, al tempo governato da Arriano. In una discussione, di cui si ignora la natura, il governatore montò in ira e lo uccise con un giavellotto. Questo Claudio ha due tradizioni: la prima vuole che fu sepolto accanto a Vittore, e poi traslato, con questi, ad Antiochia; la seconda è invece riportata dalla chiesa etiope, che lo vorrebbe sepolto ad Asiyut. Inoltre presso la cristianità etiope è presente un salam, un breve componimento poetico in onore del santo, probabilmente facente parte di un grande elenco di santi etiopi, intitolato Hagiologium metricum habessinum. Secondo alcuni studiosi, questo Claudio potrebbe essere identificato con Aqlimos, martire della famiglia reale etiope. Infine, un tale Costantino vescovo di Asiyut, compose un encomio in onore di Claudio intorno al VII secolo, che riscosse un grande successo ed è conservato in copto, arabo ed etiopico. Chiunque sia tra questi, se romano, spagnolo o etiope, Claudio è un soldato e lo dice alle persone che brulicano la piazza con i suoi gambali, gli schinieri che furono utili contro i barbari, ma non contro i nemici della fede. Ma è lì ancora, intento a parlare, a chiedere udienza, in una delle cento lingue che ha imparato, dall’Africa alla Castiglia.