S. Cipriano di Genouillac (o di Brescia)

S. Cipriano di Genouillac (o di Brescia)
Il valore del dono, Adotta una Guglia e AIDO. Un progetto comune di raccolta fondi unisce la Veneranda Fabbrica e l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule – Gruppo Speciale Milano. Questo giovane posto sul lato Nord della Cattedrale, che guarda alla Galleria Vittorio Emanuele II, è forse uno dei santi martiri che portarono questo nome. Tra questi, vi fu un giovane dell’Alvernia, nella Francia centrale, di cui Gregorio di Tours scrive: “gli è accaduto molte volte di guarire le mani deboli, di rendere ai paralitici l’uso delle loro membra e la vista ai ciechi. Tre lebbrosi hanno recuperato la salute grazie alle sue unzioni e al presente non è raro che dei malati si vedano guariti pregando con fede sulla sua tomba”. Assieme a Soro e Amando si mise al servizio di Savalone, abate di Genouillac, al tempo in cui regnava Clotario I (511-561), re merovingio. I tre si diedero all’eremitaggio: Soro finì tra i celti di Terranova, e il suo nome da allora prese a significare “eremita”; Amando e Cipriano finirono in Dordogna, dove fondarono ciascuno un proprio monastero. Le fonti parlano di lui come abate e martire, ma non è chiaro come gli siano stati attribuiti questi titoli. Altri santi e martiri con questo nome sono legati alla Francia. Tra questi vi sono Cipriano e Savino, nativi di Brescia, che patirono il martirio ad Antigny, presso Vienne, sul fiume Gartempe. Nella cripta romanica della chiesa di St-Savin-sur-Gartempe è possibile leggere la loro vita affrescata. La Francia, negli anni che avrebbero preceduto Carlo Magno e la sua unificazione dell’Europa cristiana, accoglieva santi e martiri, disseminando il suo territorio di croci e monumenti, memorie di resistenze e fedi salde.