Guerriero dell’Attesa

Guerriero dell’Attesa
Lo sguardo è fisso a Sud, sulla moltitudine che si sposta dalla piazza al palazzo reale e di lì a via dell’arcivescovado. Non ha altro segno militare che corazza e calzari. Mani sui fianchi, sembra aspettare qualcuno. Forse è di guardia assieme alla Guglia 25, la Sentinella del Sud. Forse i due si danno il cambio: tre secoli io, tre secoli tu. Questi sono i tempi della Cattedrale, delle sue pietre, così diversi dai tempi degli uomini. Starà arrivando? Il guerriero lo aspetta da più di sei secoli. Questo qualcuno o qualcosa, o magari è una lei, che aspetta. Strano, perché di solito sono le donne ad aspettare il ritorno dei guerrieri, se torneranno. Forse aspetta il nuovo che arriva, che in fondo arriva sempre: ogni nuovo ingresso alla città è soltanto il preludio ad un altro ingresso, processo senza inizio né fine, ma ciclo continuo che rigenera la città come un organismo vivente. Milano è anche questo: attesa, come in una stazione, per il treno che passerà, per quello da prendere ad ogni costo, per quello che porterà la persona che aspettiamo. Siamo Guerrieri dell’Attesa. Portiamo la corazza per difenderci dagli imprevisti dell’anima, ma non riusciamo a fare a meno di incontrare il domani, perché è lì che ci sono nuove storie da vivere.