Angelo che indica il cielo

Angelo che indica il cielo
È sul gugliotto che dà a Nord-Ovest, questo angelo che alza gli occhi e il dito al cielo. Se l’intera composizione delle Guglie fosse una processione con Maria in trionfo, allora lui precederebbe la Vergine di qualche passo, indicando Colui dal quale viene questa gloria. Se è un angelo legato alla Madonna, allora, si tratta di Gabriele, la “Fortezza di Dio”, il messaggero a cui il Signore affida le missioni più delicate. Lo ritroviamo nell’Antico Testamento, nel Talmud, nel Nuovo Testamento, nei vangeli apocrifi, nel Corano e nella mistica profana. Non c’è angelo che abbia avuto più fortuna di lui: d’altronde anghelos è una parola greca che vuol dire “messaggero” e ciò fa di Gabriele l’angelo per eccellenza. Gabriele, nella Cabala ebraica, è una delle dieci Sefirot, ovvero emanazioni di Dio, le modalità del Signore, “Luce senza Limiti”, attraverso cui l’Infinito (Ein Sof) si rivela creando, in eterno, sia il mondo reale che tutti i mondi metafisici. Di queste dieci emanazioni, Gabriele è Ghevurah, la Potenza. E’ spesso chiamato “l’uomo vestito di lino”. Non solo messaggero, Gabriele è anche lo scriba celeste, rivela i sogni profetici ed è a capo degli angeli che sono a guardia delle Settanta Nazioni, ovvero i settanta popoli discendenti da Noè. Secondo il Talmud fu la voce che ordinò a Noè di radunare gli animali, la voce che fermò Abramo con Isacco sull’altare, la voce del roveto ardente che parlò a Mosè. Ma, all’occorrenza, è anche guerriero armato di falce contro i nemici di Israele. Nel Nuovo Testamento a Gabriele è affidato il messaggio più importante: annunciare la venuta del Cristo. In una tarda leggenda, inoltre, sarebbe l’angelo che annuncerebbe il Giorno del Giudizio soffiando dal corno. Presso l’Islam Gabriele, in arabo Jibril, è l’angelo che annuncia a Maometto il Corano e che avrebbe portato sulla terra la Qaaba, la pietra nera custodita a La Mecca, meta di pellegrinaggio, anneritasi perché avrebbe assorbito i peccati degli uomini. Maometto vide l’arcangelo quando lo accompagnò sino in Paradiso e disse di avere seicento ali. Oggi i musulmani sostengono che una volta l’anno Gabriele discenda sulla terra, in un’imprecisata notte degli ultimi dieci giorni del mese sacro di ramadan: la “Notte del Destino”. Secondo la mistica profana, Gabriele è legato all’acqua e avrebbe un cavallo di nome Haizum; sarebbe capo delle schiere dei Cherubini, governatore della Luna e sarebbe il settimo angelo che presiede alla presenza di Dio. Inoltre, nel Libro di Enoch, un testo cristiano etiope considerato apocrifo anche dall’ebraismo, si dice che Gabriele siederebbe alla sinistra di Dio, accanto a Metatron, scriba di Dio e Angelo dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Gabriele è dunque rappresentante di un universo di convinzioni, religioni, misticismi o semplici storie. Di certo, è l’angelo dei messaggi, l’annunciatore di preziose informazioni. Tuttavia, nel Talmud si ricorda che anche lui commise una volta un errore, non obbedendo perfettamente ai comandi dategli, restando fuori per 21 giorni dal “Velo celeste”. 
Gabriele ci indica il cielo, orizzonte più lontano al quale portare lo sguardo, e ci mostra le ali, mezzo per spiccare il volo, ricordandoci che l’ errore può capitare a chiunque, ma può riportarci a terra solo per un breve periodo.