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13 Luglio Lug 2017 1507 2 months ago

Sette secoli di vita intorno al Duomo

Caterina e la sua pelliccetta

All’inizio della costruzione del Duomo, tra i molti uomini alle dipendenze della Veneranda Fabbrica ecco un’anziana donna povera di beni, ma di grande cuore, lasciare il proprio segno indelebile.

Quella di Caterina di Abbiateguazzone è una delle tante storie fatte di generosità e profonda dedizione che hanno contribuito all’edificazione del Duomo di Milano. Siamo ancora agli albori, nel 1387, e giorno dopo giorno Caterina è dedita ad assistere le maestranze nella realizzazione del Tempio. All’interno degli Annali si racconta che la donna fosse solita aiutare il cantiere trasportando con una piccola cesta di vimini poggiata sulle spalle ricurve, la propria gerletta, mattoni ed altri materiali necessari alla mirabile costruzione. Noncurante della fatica e dell’alternarsi delle stagioni, Caterina lavorava instancabilmente aiutando chiunque ne avesse bisogno, a chi le chiedeva le ragioni di un tale sforzo, ella amava ripetere “L’amore per la Madonna mi sprona a tutto questo”. Mezzo soldo al giorno valeva dunque la sua fatica? Certo a darle forza erano la fede, la speranza, la devozione verso la Vergine Maria cui era dedicata l’edificazione della nuova grande Cattedrale.

Durante la stagione invernale, l’unico riparo dal freddo era per lei una logora pelliccetta ed è a questo punto che la storia si arricchisce di un prezioso dettaglio. Al tempo, presso l’abside dell’erigenda Cattedrale, era collocato un altare dedicato alla Madonna cui quotidianamente i fedeli presentavano offerte e doni che sarebbero stati destinati al pubblico incanto: la Fabbrica aveva infatti iniziato ad organizzare in via de’ Pattari delle aste per raccogliere i fondi necessari alla prosecuzione dei lavori. Fu durante un gelido inverno che Caterina decise di offrire alla Fabbrica non solo il proprio tempo e le proprie fatiche, ma anche la propria pelliccetta.

Gli ebdomadari, gli uomini incaricati dalla Veneranda Fabbrica di ritirare e annotare minuziosamente ogni donazione presentata, furono stupiti nel vedere una donna così umile privarsi dell’unico riparo dal gelido inverno: decisero così di sottoporre la questione ai deputati della Fabbrica.  A ricompensa della fede e generosità dimostrata dalla donna, i deputati decisero senza esitazioni di restituirle la pelliccetta, premiandola con una ricompensa di 3 fiorini con cui la donna poté sostenere le spese di viaggio per lucrare l’indulgenza a Roma. A tutti sembrò il minimo dovuto per sdebitarsi nei confronti di quell’anima pia e devota che tanto di sé stessa aveva offerto al Duomo.